L’Abruzzo è la porta di Roma verso l’Est. Ho sentito dire più volte questa frase e la condivido in pieno. Solo che, allo stato attuale, è una porta chiusa che dà comunque sul vuoto.
Una porta chiusa poiché i collegamenti tra l’Abruzzo (consideriamo, per semplicità e praticità, per ora solo L’Aquila e Pescara) e Roma sono rappresentati quasi unicamente dagli autobus ARPA che collegano tra loro queste tre città, dato che il collegamento ferroviario tra Pescara e Roma è lento, rarefatto e tortuoso (4 ore per percorrere 250 km non sono allettanti) e che L’Aquila è addirittura irraggiungibile, dato che giace unicamente sulla linea Sulmona-Terni.
Una porta che dà sul vuoto perché i collegamenti verso l’Est sono praticamente inesistenti. Taccio sulle responsabilità di chi ha portato il porto di Pescara alla vergognosa situazione che conosciamo, ma l’effetto è che dal 2010 non ci sono più collegamenti marittimi con la Croazia. Per quel che riguarda il fronte aeroportuale, si registra la linea Pescara-Mostar, servita però da voli charter stagionali.
L’Abruzzo ha tutto, lo sappiamo: impianti balneari e sciistici d’avanguardia, una natura incontaminata, fauna e flora peculiare, paesaggi maestosi, tradizione gastronomica eccellente. Eppure la ricettività turistica è bassa. Perché? Un motivo è che, come detto finora, in Abruzzo non è facile arrivare.
Credo che per l’Abruzzo esistano due regioni europee interessanti: la prima è quella Adriatico-Ionica, sia per motivi storici (testimoniato dagli insediamenti arbrëshë in Abruzzo e da quelli croati nel vicino Molise), sia geografici, sia commerciali. Al di là dell’Adriatico ci sono Paesi in espansione, e stabilire con essi accordi commerciali e industriali non può che far del bene a entrambe le regioni. Giova ricordare che alcuni accordi sono già stati presi, per esempio con la Municipalità di Mostar, ma gli effetti nella vita quotidiana dei cittadini non si vedono: ci vorrebbe maggiore facilità di viaggio e maggiore conoscenza reciproca. Spalato e Pescara sono città gemellate ma di fatto si ignorano l’una con l’altra. I cittadini delle due regioni devono conoscersi, devono conoscere la storia comune (un comune progetto scolastico su queste cose non sarebbe male), dovrebbe conoscere almeno le basi della lingua dell’altro. Senza di questo, i gemellaggi sono carta straccia e i turisti non vengono attirati perché l’Abruzzo ha bisogno di essere conosciuto, nonè mica Firenze o Venezia.
La seconda regione, a sorpresa, è quella baltica, composta da Nazioni affermate, ricche e stabili (Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia) e da altre in forte espansione (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia), accomunate dal fatto di non essere certo i primi partner dell’Italia ma di avere comunque interesse a investire dalle nostre parti (come dimostra il recente accordo tra la Camera di Commercio di Pescara e l’omologa di Helsinki – che però è rimasto solo sulla carta – oppure i massicci investimenti di privati svedesi e danesi nei nostri borghi montani). Chiaramente, come detto, oltre a stringere accordi commerciali la Regione e il marchio “Abruzzo” dovranno essere ampiamente presentati e rappresentati in queste macro-aree.
La proposta è questa: collegamenti marittimi regolari e annuali da Pescara verso Croazia, Montenegro, Albania; collegamenti aerei regolari e annuali da Pescara (aeroporto “P. Liberi”) verso Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Macedonia, Grecia; nonché collegamenti aerei regolari e annuali da L’Aquila (aeroporto “G. Tamburro”) verso Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia. Se ci sarà da scendere a patti con le compagnie aeree, lo si farà.
Ovviamente i due aeroporti, il porto, le stazioni ferroviarie de L’Aquila e Pescara e le maggiori località turistiche, sia estive sia invernali, e commerciali/industriali devono essere opportunamente collegate tra loro e con Roma, per aprire finalmente questa porta.
Pertanto, l’investimento sui trasporti dovrà ricoprire importanza fondamentale nel futuro dell’Abruzzo: ci vuole un grande porto e due aeroporti efficienti, nonché potenziamento dei trasporti su rotaia (se non è possibile ampliare le linee, deve esserci la possibilità di aumentare il numero e la qualità di collegamenti – ad es. un treno diretto Pescara-L’Aquila via Sulmona con pochissime fermate – affidandosi anche a vettori privati laddove Trenitalia si mostrasse titubante). E, se possibile, cercare di entrare nel progetto TEN-T.

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