20/01/2014

Premessa: mi ritengo un osservatore neutrale. Non ho tessere se non quella del MFE.

La grande notizia di questi ultimi giorni è la “profonda sintonia” che Renzi e Berlusconi hanno trovato “sulle riforme”. Il problema non è il contenuto delle riforme, né il fatto che Berlusconi e Renzi siano d’accordo. È il modus operandi che mi ha lasciato attonito.
Renzi, da segretario del PD, vuole sbloccare la situazione di stallo della politica italiana con delle consultazioni “private”. Benissimo. Ha fatto bene e chi l’ha preceduto dovrebbe imparare.
Fin qui tutto condivisibile, ma ecco una serie di tragici errori che si delinea all’orizzonte:
1- voler incontrare solo FI, un partito attualmente all’opposizione e senza una struttura ben definita (oltre a Berlusconi, chi c’è?). Incredibile e inaccettabile ignorare NCD e M5S (per quanto sia risaputo che questi ultimi rifuggano qualsiasi tentativo di mediazione con loro);
2- voler incontrare Berlusconi come rappresentante di FI. È vero che è “il gran capo” di FI, ma Renzi è in una posizione di vantaggio (è lui il segretario del maggior partito italiano, al momento) e avrebbe dovuto pretendere un altro interlocutore. Perché? Per vari motivi: i detrattori di Renzi (anche nel PD) hanno spesso sostenuto che il Sindaco di Firenze nutra una inopportuna simpatia nei confronti del Cavaliere (e l’incontro in oggetto, invece, non li ha di certo smentiti); perché le ultime peripezie legali di Berlusconi dovrebbero delegittimarlo dalla posizione di leader politico (e l’incontro in oggetto, invece, …); perché Silvio Berlusconi è un abilissimo comunicatore che dopo l’incontro in oggetto ha diramato un video che ha riempito TV e giornali nel quale affermava trionfante che “il PD ha cambiato rotta”. Tradotto: “adesso il PD pensa ciò che il PDL ha sempre pensato”.
In sintesi: i fedelissimi di Silvio (almeno il 25% dell’elettorato) credono che il PD si sia allineato al (ex)PDL; i fedelissimi di Grillo (altro 25% circa) hanno nuovi motivi per gridare all’inciucio; i partner di Governo del NCD si sentono (giustamente) offesi per essere stati ignorati; all’interno dello stesso PD le anime “anti-renziane” (Fassina?) si risentono. Una tragedia, insomma, che distoglie l’attenzione dai contenuti delle proposte, ossia ciò che sarebbe dovuto essere il nocciolo della questione.
Che avrebbe dovuto fare Renzi, allora? Leva sul suo ruolo di forza come segretario del maggior partito italiano (finora): “Ecco le nostre proposte. Se vi piacciono, bene; altrimenti, faremo da soli”; incontrando i rappresentanti (nell’ordine) di NCD, SC, M5S e FI (come detto, qualcuno che non fosse Berlusconi).

Ecco perché penso che Renzi abbia sbagliato.

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