La presente recensione si riferisce alla traduzione italiana (a cura di H. Kangas e A. Maiorca, edita da Iperborea) del romanzo “Elämä lyhyt, Rytkönen pytkä”, scritto da Arto Paasilinna nel 1991.

Paasilinna torna ancora una volta nel tema del viaggio panico con il romanzo “Elämä lyhyt, Rytkönen pytkä“, che vede come protagonista, nell’estate del 1991, il 68enne Taavetti Rytkönen, ex carrista delle forze armate finlandesi ed ex consigliere agrimensore ormai in pensione, affetto suo malgrado da una avanzante demenza senile che gli fa dimenticare il presente, consentendogli però di sentirsi sempre un giovane soldato.
Raccattato dal tassista dipendente Seppo Sorjonen a Helsinki, i due seguono un percorso più o meno casuale, “verso nord”, a spese di Rytkönen. Una volta compreso lo stato mentale del suo cliente, il tassista (un tipo estremamente amichevole) non se la sente di lasciarlo da solo e decide di prendersi addirittura un periodo di ferie per poter assistere l’ex consigliere agrimensore nel suo viaggio.
Questa scelta causa il suo licenziamento ma ormai il dado è tratto: i due nuovi amici raggiungono la paludosa e pianeggiante regione dell’Ostrobotnia alla ricerca di un ex commilitone di Rytkönen, l’agricoltore Heikki Mäkitalo.
I coniugi Mäkitalo accolgono Taavetti e Seppo con grande ospitalità; quest’ultimo decide quindi di tornare per una settimana a Helsinki per sistemare alcune faccende (tra le quali chiedere la mano alla sua fidanzata storica, Irneli Loikkanen), lasciando Rytkönen alle cure del suo vecchio compagno. Al suo ritorno, trova la tenuta agricola completamente devastata: i due coniugi, stanchi dell’ingrato mestiere di agricoltore, hanno approfittato dell’aiuto e dell’esperienza dell’ex carrista per mettere in atto il loro piano di distruzione totale. Peccato però che Heikki si sia fratturato una gamba e che Taavetti non ricordi assolutamente nulla.
Tocca così a Seppo Sorjonen (che ora recita il ruolo di un dottore in medicina, su consiglio di un vero medico – ciò avrebbe rassicurato Rytkönen nei suoi momenti di crisi) coordinare la caccia estiva ai 10 tori che Heikki aveva liberato per non lasciarli perire durante la distruzione della fattoria.
Nel frattempo, i due itineranti amici hanno modo di fare la conoscenza di due balcanici, l’architetto albanese Georg Skutarin e il suo assistente – ex tassista – bosniaco (termine usato, a dire il vero, in maniera un po’ superficiale e imprecisa) Girill Jugrazar, che si uniscono ben volentieri alla battuta di caccia.
I quattro uomini arrivano così nella zona dove si trovano i tori di Heikki, si accampano in un vecchio traghetto lasciato in un lago artificiale e iniziano la caccia. La lavorazione della carne attira delle affamate e fameliche turiste francesi, giunte in Ostrobotnia per un campo di soprevvivenza vegetariano, che le aveva condotte alla fame e quindi, in ultima istanza, all’abiura del vegetarianesimo. La compagnia femminile, scoperta da Anna Mäkitalo (Heikki era stato trasportato, ancora in barella, sul traghetto insieme ai suoi amici) ingelosisce parecchio Irneli Loikkanen, che si reca sul posto per ottenere spiegazioni da Sorjonen.
La mediazione ha successo, tanto che il libro si conclude con le nozze di Irneli e Seppo, con Taavetti come ineffabile testimone.

Il lettore è guidato da un narratore onniscente che racconta, con dovizia di particolari e senza lasciar trasparire alcun giudizio, anche i passaggi più paradossali (ve ne sono parecchi), amplificandone l’effetto comico. Lettura piacevole, scorrevole e consigliata a chi vuole passare qualche ora in allegria e a chi è affascinato dalla Finlandia e dalla sua cultura.

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